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Il soggetto è il mare

poesie di Alberto Caramella tratte da Il soggetto è il mare
composizioni originali e arrangiamenti di Gianmario Liuni

Gianmario Liuni (piano, piano elettrico), Maria Patti (voce), Sandro Cerino (sax contralto e soprano, clarinetto basso, flauto, flauto in sol, flauto cinese, ottavino), Marco Ricci (basso elettrico, contrabbasso elettrico), Alessio Pacifico (batteria), Elio Marchesini (percussioni, marimba)

Cesano Boscone (MI) - 22,26,27 Novembre e 13,14 Dicembre 2007
Advice Music CD AM 014

Il soggetto è il mare

Pulito l’orizzonte porta il mare
accavallato a nuvole schierate:
coni rosati in doppio allineamento
ritagliano nel vento
mutevole nettissima l’immagine
(volubile una striscia di colore)
che nega la certezza imprigionata.

Alberto Caramella

CD 1

1. Bagnasciuga
2. Il passaggio di Hulot
3. Cercavo tra le righe il mare
4. I cupi suoni il vento i vasti spazi
5. Non so di cosa tu abbia paura
6. Tramonto meccanico

CD 2

1. Sul grande mare
2. È come se un'orchestra respirasse
3. Porto azzurro
4. Liquefazione
5. Panorama
6. La collina dell'usignolo

Di Caramella-Liuni ascoltiamo ora: “Il Soggetto è il Mare”. Canta Maria Patti.

Non sono canzoni. O almeno non nel senso più comune del termine.

Partiamo dalla genesi. Una delle domande più frequenti che si rivolgono all'autore è se di una sua canzone abbia scritto prima le parole o prima la musica. La risposta è spesso: «dipende». Dipende dall'ispirazione, dall'occasione, dalle contingenze che circondano o addirittura provocano la creazione artistica. Qui, invece, la cronologia è conosciuta: nascono (molto) prima le poesie di Alberto Caramella e poi le musiche di Gianmario Liuni.

Proseguiamo. Liuni è un jazzista, con alle spalle una produzione che si è da subito distinta per cultura e raffinatezza. E non ci sarebbe nulla di strano se avesse qui dedicato parte della sua creatività alla canzone d'autore, nel solco di illustri predecessori come Brecht, Weill, il francese Kosma, o lo stesso Giorgio Gaslini, che al genere ha dedicato recentemente un imponente Song Book . Il problema, dunque, non si porrebbe. Se non fosse che, per un'alchimia segreta, a vedere la luce è un qualcosa di difficilmente catalogabile secondo le categorie comuni; e non soddisfa neppure paragonare l'operazione di Liuni a un moderno ciclo liederistico. Anche se, scorrendo le partiture, gli elementi ci sarebbero tutti. C'è un testo poetico; c'è una scrittura musicale rigorosa, a tratti quasi contrappuntistica; la melodia aderisce al significato di un testo che ha un soggetto unico (lo dice il titolo) ed è stilisticamente ben caratterizzato; la linea vocale interagisce con gli altri strumenti, che mai semplicemente accompagnano, creando invece un intreccio sorprendentemente cameristico, in un dialogo serrato delle parti. Eppure, proprio nel momento in cui sembra di aver trovato l'etichetta giusta, qualcosa sfugge allo schedario, per andare oltre, varcare i confini e liberarsi da qualsiasi catalogazione.

Si dovrebbe ascoltare questo CD prima di fare o pensare qualsiasi altra cosa, addirittura prima di guardare se la copertina è bella, o chi è Liuni, o Caramella (la rima è venuta da sé…). Bisognerebbe apporre questa avvertenza sulla confezione: «Prima di tutto, ascoltate», invocando quell'atto di fiducia che andrebbe accordato a ogni novità musicale. 

Impossibile, certo, ma è proprio l'ascolto la chiave per interpretare queste pagine. Da bravo musicologo l'approccio analitico alla partitura dovrebbe essere il mio primo impegno. Ma mi sono accorto subito che non sarebbe bastato. Esattamente come Liuni è riuscito a scoprire e trasformare in musica tutto il sotto testo, o meglio il “retro” testo delle poesie di Caramella; così si è tentato di fare nell'indirizzare la registrazione di questi brani, scoprendo io stesso in diretta l'universo espressivo che si nascondeva nel “retro” di queste partiture.

C'è un verso che mi ha colpito subito: «… questo cammino / Dove ad ogni curva ci si aspetta di vedere il mare / Di lontano annunciato dal cielo». È la semplice quanto perfetta rievocazione di quell'eccitazione che prende tutti, ogni volta che si parte per le vacanze, quando ad un certo punto del viaggio inizia la spasmodica attesa di scorgere il mare dietro la siepe che divide le carreggiate dell'autostrada, o dietro la collina, o appunto dopo ogni curva. Il mare, annunciato dall'azzurro del cielo, diventa il luogo di rifugio, di scampo, di rinnovo. Il mare dei nostri ricordi, dei nostri sogni. Quel mare dietro ogni curva è la musica trovata da Liuni dietro ogni parola.

Ho un solo rammarico: non aver mai letto le poesie di Caramella prima di averle ascoltate. È talmente compiuta l'aderenza melodica e musicale al testo poetico, che ora fatico a non intonare questi versi, già di per sé sorprendenti. Liuni ha portato alla luce le note insite nei suoni delle parole, nei silenzi delle pause, e gli ha dato una forma e una veste, facendone un'entità nuova, fatta di ricordi e immagini che prendono vita.

Torno per l'ultima volta alla riflessione iniziale. Ritengo che una canzone di De André muoia nel momento stesso in cui si tenta di tradurla in una partitura musicale. La canzone è per sua stessa natura una tradizione orale, di cui si può scrivere il testo, il giro armonico impiegato, magari un accenno della condotta melodica. Ma deve essere cantata o ascoltata per essere ricordata. Dal lato opposto, un Lied di Schubert nasce sulla carta per essere poi trasmesso: l'autore, insomma, vi ha condensato tutto il suo universo per affidarlo all'interprete, di volta in volta diverso, ma che sostanzialmente ripropone la medesima musica.

Liuni sembra porsi al crocevia di questi due generi. Da una silloge poetica nasce un corpus musicale scritto, rigoroso nella puntualità della partitura da affidare ai musicisti. Però, il Jazz ci ha messo subito il suo magico zampino, che Liuni accoglie non per meccanica riverenza stilistica, ma perché è proprio quell'anima libera ad alimentare tale musica, quel fuoco che ha reso il Jazz la musica più rivoluzionaria del secolo passato, che affida all'interprete, o meglio alla sua professionale istintività, la missione di rendere ogni fraseggio un'esperienza unica e irripetibile.

Nell'apparente rigidità della griglia musicale proposta da Liuni, tutti i musicisti (tutti grandi professionisti del jazz) che hanno partecipato a questa registrazione, si sono sentiti inizialmente imbrigliati, frenati; e così suonavano in modo legnoso, forzato, imbacchettati da busti che dopo poco si sono rivelati inesistenti. Infatti, pian piano tutti hanno scoperto che le note erano sì scritte, ma viaggiavano su binari talmente aperti che la personalità di ciascuno avrebbe trovato di lì a poco il proprio (nuovo) modo di esprimersi. Il flauto (o il sax) inizia a giocare con la voce, le due linee melodiche si intrecciano, si scambiano le parti, interviene il pianoforte, che crea una terza strada da percorrere, finché sopraggiunge il basso, che dal fondo emerge con una quarta voce, viatico ritmico che con la batteria (e/o le percussioni) forma un nuovo sistema di volta in volta tematico o strutturale.

Un complesso che all'inizio ho accennato come cameristico, nell'accezione più classica del termine: mi ricorda quello stile settecentesco di conversazione tra le parti, in cui nessuna spicca, se non per esporre la sua opinione e subito rientrare nell'insieme strumentale. Uno stile che qui diviene ancor più dialogico, tanto che parole e note assumono pari forza semantica, e la poesia si distribuisce su piani posti a diverse profondità. A riprova, è il trattamento musicale operato sui testi, sempre brevi, per cui necessariamente ripetuti più volte. Ma questa insistenza permette di percepirne tutto il significato, di colmarne il riverbero con uno spessore via via maggiormente compreso e acquisito. Versi che si caricano dell'energia prodotta dalla musica e nel proprio incedere la riversano su chi ascolta. La scelta di una scrittura sillabica della melodia sul testo è un'ulteriore garanzia di intelligibilità, con versi che si posano su frasi musicali costruite per toni vicini. Processo non semplice se si vuole scampare banalità e ripetitività. Ecco allora che le scelte armoniche si palesano, mai ovvie, eppure sempre godibilissime, di immediata percezione. Per cui non vi sorprendete se vi ritroverete a fischiettare queste canzoni, che canzoni non sono, ma a noi suonano tali, per cui di tanto scrivere e parlare nulla rimane, se non il consiglio: stiamo zitti e prepariamoci ad ascoltare.

Marco Iannelli

Con esitazione il brillante avvocato fiorentino Alberto Caramella nel 1995 si affacciò alla ribalta letteraria col suo primo libro di versi, dall'autoironico titolo Mille scuse per esistere . Aveva sessantasette anni, ma era poeta da sempre, e infatti quel volume sottotitolava 1945-1995 : un cinquantennio di poesia. Da quel momento, e incoraggiato dall'accoglienza critica, Alberto Caramella (1928-2007) si dedicò interamente alla poesia che, del resto, era sempre stata la sua vera e segreta ragione di vita. Nel 1997 apparvero I viaggi del Nautilus; nel 1999, Lunares Murales; nel 2005, Il libro liberato. In parallelo, Caramella, con la Fondazione Il Fiore , sviluppò un'intensissima attività di animazione culturale nella Casa della luce, la straordinaria, simbolica e avveniristica costruzione elaborata dal poeta con l'architetto Lorenzo Papi, che è diventata luogo d'incontro per poeti e artisti: dal Nobel Derek Walcott, a Mary de Rachewiltz, a Mario Luzi, ai più bei nomi della poesia internazionale. L'attività della Fondazione è tuttora fervida sotto la direzione di Maria Grazia Beverini Del Santo, e i familiari del poeta ne tengono viva la memoria.

Oltre alle quattro raccolte principali, Caramella, che ha all'attivo anche opere saggistiche, ha pubblicato una selezione tematica trasversale dei suoi testi, con il titolo Il soggetto è il mare . Proprio da questa silloge Gianmario Liuni ha scelto i testi da musicare. Con sensibilità d'artista, Liuni ha immediatamente colto che il mare, nella poesia di Caramella, non è un «tema», ma, propriamente, il «soggetto» che dà respiro a una concezione dell'uomo e della natura che nulla esclude del mistero.

Il mare, secondo gli psicanalisti, è il simbolo dell'inconscio, da cui vengono i sogni e le pulsioni segrete. Il mare di Caramella non è il mare dei naviganti e dei paesaggi o, più esattamente, non è soltanto quello. È un mare mentale come è dichiarato nel secondo brano musicato: «Cercavo tra le righe il mare / e non guardavo il mare. / Com'è sembrato spento / quand'ho guardato! Così reale». È la vittoria della poesia sulla realtà. Il mare «tra le righe» è più vero del mare reale, perché la poesia attinge più direttamente la verità a cui il reale può soltanto alludere.

Certo, nei versi di Caramella c'è anche la contemplazione stupefatta del mobile confine tra acqua e terra (Bagnasciuga ; Il mare tocca roco…), e l'invasiva presenza di un destriero introduce nel paesaggio un vento forte di libertà (I cupi suoni, il vento…). Ma la contemplazione rimanda sempre a un oltre segnato da una scia di luce (Il passaggio di Hulot ), che «persiste a lungo» (Liquefazione) anche quando «inavvertita si genera la notte» (Sul grande mare). Il poeta davanti al mare è solo (Porto azzurro, Panorama ): il «tu» interviene due volte, per essere rassicurato (Non so di cosa tu abbia paura) o per soffrire un'assenza: «È come se un'orchestra respirasse / in tutti i suoi strumenti. (Tu non c'eri)». E quest'ultima annotazione fa riaffiorare un'immagine di Raffaele Carrieri: «Altra volta venni / Io venni dal mare / Vestito di penne. / Avevo l'arpa / Sapevo cantare / E anche danzare. / Ma tu non mi vedesti» (La civetta, 1949). La storia fa irruzione di sghembo, nella fatica degli operai mentre «si sgombrano le scene, tace l'orchestra» (Tramonto meccanico): incontrastato e misterioso, su ogni cosa vittorioso è il mare.

Gianmario Liuni ha voluto musicare, dopo le dodici poesie di Caramella, anche La collina dell'usignolo, dal poemetto Miryam di Nazareth, di Elio Fiore (1935-2002), il poeta leopardiano segnato dalla visione della deportazione degli ebrei nel ghetto di Roma, a cui assistette da bambino. E i versi di Fiore, intrisi di sacro, forniscono pudicamente una chiave interpretativa anche del «soggetto» di Alberto Caramella: «E il mare, lontano era già l'infinito».

Cesare Cavalleri

Ringrazio Gianmario Liuni per aver voluto coinvolgere nella sua ultima impresa musicale la Fondazione il Fiore, creata a Firenze da Alberto Caramella come punto d'incontro per poeti e votata a un'intensa - e orgogliosamente anacronistica - promozione della poesia italiana e internazionale. In effetti, come si chiedeva Montale, nell'attuale paesaggio di esibizionismo isterico quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia? Noi crediamo che la Fondazione il Fiore nei suoi oltre dieci anni di vita sia stata uno dei luoghi dove la poesia è veramente “di casa” e ci piace pensare che lì possano adesso risuonare le note di questo felice connubio tra musica e poesia che interpreta liricamente con grande successo e con molti suggestivi richiami un soggetto eterno come il mare.

Davide Caramella

Fondazione il Fiore Via Giovanni Prati 19, 50124 Firenze